Da anni i mercati ballano, da anni la speculazione impazza, da anni si pensa a grandi riforme del sistema bancario e finanziario mondiale e non accade nulla. L’opinione pubblica se la prende con quattro o cinque «cattivi», cioè con le grandi banche internazionali che, nella speculazione, hanno più goduto che sofferto. Questa irritazione è giusta ma il problema è assai più vasto e più grave. Si calcola infatti che oggi vi siano oltre 12 mila miliardi di euro parcheggiati nel sistema bancario «ombra», cioè in fondi non controllati e non regolamentati o regolamentati in modo insufficiente. Questi fondi per definizione lavorano a breve, cioè corrono incessantemente di qua o di là e sfruttano la cosiddetta «leva finanziaria» mobilitando quantitativi di denaro molto superiori a quelli che posseggono. Con uno scommettono su cento. (…) Mi rendo conto che sono stato costretto a descrivere il funzionamento di un sistema finanziario internazionale degradato e deteriorato. Un sistema che provoca crescenti ingiustizie tra ricchi e poveri spostando tutto il reddito verso il capitale (e chi lo gestisce) e non verso il lavoro. Un sistema che impoverisce l’intera economia mondiale togliendo immense risorse al cammino produttivo dell’economia stessa. Un sistema in cui i cervelli migliori vengono impiegati nelle banche d’affari per scommettere e non nelle imprese o nei laboratori per produrre o per innovare. Se queste risorse fossero dirette verso investimenti produttivi faremmo ben presto ad uscire dalla crisi. Purtroppo le cose non stanno così: siamo entrati in crisi per opera di questo capitalismo speculativo e non riusciamo a uscirne per lo stesso motivo.
Romano Prodi
«Così siamo diventati il bersaglio dei mercati» - Il Messaggero
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